Così eteree così chic, alla Gam di Milano le signore di Boldini sono in mostra 16 marzo - 17 giugno 2018 - Stefania Rosichetti
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Così eteree così chic, alla Gam di Milano le signore di Boldini sono in mostra 16 marzo – 17 giugno 2018

Così eteree così chic, alla Gam di Milano le signore di Boldini sono in mostra 16 marzo – 17 giugno 2018

Toni pastello, affascinanti. Le donne erano l’ossessione di Giovanni Boldini che a dispetto di un fisico sgraziato sedusse la società parigina

È una piccola mostra bomboniera quella che, da stasera, la Gam di via Palestro dedica a Giovanni Boldini (1842-1931), il ritrattista conteso dalla mondanità internazionale nella Parigi Belle Époque. Solo due stanze e trenta opere, fra le quali una decina di carte con delicati ritratti di signora eseguiti a puntasecca da Paul-César Helleu e tre piccoli bronzi di Paul Troubetzkoy. Quindici le opere di Boldini che mettono insieme il piccolo nucleo conservato alla Gam con le undici arrivate dal Museo Boldini di Ferrara, città natale dell’artista, cui Milano ha prestato in cambio tre lavori di Giovanni Segantini.

Una mostra bomboniera, dunque, perché piccola, ma anche perché giocata sui toni del rosa, sui pastelli, la delicatezza, la femminilità e la particolare maniera «moussant», così ricercata dalle dame più altezzose come da quelle più spregiudicate come la marchesa Casati. Boldini aveva il grande merito di renderle tutte fascinose, alte, snelle e sexy nei loro vestiti scollati. Come la «Signora in rosa», che vedremo alla Gam, il ritratto di Olivia Concha de Fontecilla, giovane rampolla di una nobile famiglia cilena, opera da cui l’ormai ultrasettantenne pittore non volle separarsi suscitando l’ira dei committenti e una burrascosa vertenza legale.

Le donne erano l’ossessione di Boldini. Basso, deforme, di carattere invidioso, dispettoso, compì il miracolo di sedurre la cinica società parigina e di diventare l’idolo delle ricche dame che ritraeva e seduceva. Al contrario del collega Toulouse-Lautrec che, nato in una nobile famiglia, preferì darsi agli amori mercenari di prostitute, ballerine, attrici e demi-mondain, Boldini aveva trascorso l’infanzia in una modesta famiglia con dodici fratelli e riuscì a riscattarsi solo grazie a un’eredità ricevuta dallo zio quando ormai era troppo tardi: la sua aspirazione all’agiatezza fu una specie di rancore intimo suscitato dal sentimento di essersi sentito «defraudato» rispetto al ramo agiato della famiglia. Forse il motivo di tanto interesse per le donne dell’alta società lo trovò l’amico Sem: «In verità, questo povero vecchio Boldo soffre d’essere piccolo e brutto. Quando si guarda allo specchio si fa la linguaccia… Aveva delle dita grosse, gonfie come bianchi budini, simili a guanti da scherma. E Dio sa che cosa era capace di fare con quelle grosse dita budinose! È certamente da queste disgrazie fisiche che gli veniva quel bisogno di dipingere donne alte, flessuose… Trovava senza dubbio in quell’eleganza allungata un riscatto alla sua deformità!».

Piccole ma con un tono intimo da salotto, raffinate anche nell’allestimento e inserite nella cornice della villa scrigno di specchi, tappezzerie di seta e antichi parquet, le mini-mostre della Gam sono la formula «basso costo – grande effetto» che il museo si gioca per ruotare la collezione, tenere vivo l’interesse del pubblico, mantenere i rapporti con gli altri musei e non scivolare nella routine nell’attesa degli eventi maggiori. Il prossimo è programmato per il 9 aprile con la mostra «Una tempesta dal Paradiso»: per la Gam un tuffo nell’arte contemporanea del Medio Oriente e Nord Africa in collaborazione con la Guggenheim Foundation di New York.

di Francesca Bonazzoli

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